QUADERNI DAL MIDDLE EAST


Nuovamente all'opera: sto scrivendo il mio primo libro, con il serio intento di pubblicarlo!!! Eccone un assaggio...
Quaderni dal Middle East
1999-2002
"Il volto nascosto dell’Egitto
visto attraverso gli occhi
di una ragazza occidentale”
'Elle fat kadimoh tah’
Chiunque dimentichi il proprio passato, finisce col perdersi
(Proverbio Egiziano)
1
Gat elhazina tefrah ma lketlahash matrah
(Una donna triste che trovi la felicità, deve anche trovare un altro posto )
Ho pensato più volte di essere completamente pazza. Oggi ne ho finalmente avuto la certezza. Sono in aeroporto e sto partendo per l’Egitto. Non si tratta della solita vacanza. Mi sono licenziata da un lavoro stupendo e, che pensavo di amare, circa quaranta giorni fa, per accettare una posizione che promette bene, almeno sulla carta. Dicono che mi faranno viaggiare parecchio e, che sarà un incarico di responsabilità. Inutile dire che la quaresima intercorsa tra il mio licenziamento ed oggi, sia stata davvero selvaggia. Per cominciare, mi sono tolta tutti gli sfizi possibili ed immaginabili. Nessuno escluso. E dico nessuno. La gente dimentica in fretta. Almeno questa è l’impressione che ho sempre avuto. Era semplicemente venuto il tempo di cambiare qualcosa nella mia vita. Dovevo sfuggire alla routine della mia piccola città di provincia. Potevo, finalmente, dimostrare quello che valevo. Inizialmente avevo snobbato la meta della mia avventura; ricordo di avere spesso detto frasi del tipo :”… vedrete che scatenerò il movimento femminista egiziano…”. La cosa più allarmante, se ci ripenso ora, è che nessuno mi ha mai contraddetto al riguardo. Tutti erano davvero convinti che io avrei emancipato le donne egiziane; oppure, molto probabilmente, i miei interlocutori, avevano già la certezza della mia pazzia e, non osavano rendermi partecipe.E’ già la decima volta che mia madre si raccomanda di “fare a modo”. Ma che cosa vorrà dire poi esattamente? Mi dicesse con maggiore precisione, cosa fare o cosa non fare…Secondo me non lo sa nemmeno lei e, quindi, resta sul generico. Cerco di non irritarla per non litigare. In fondo sto per partire e non so bene quando farò ritorno. Ma sono sicura che ritornerò. O, perlomeno, che passerò a cambiare la valigia.L’altoparlante annuncia il mio volo. Saluto mia madre e mio padre, dirigendomi con passo leggero verso le partenze. Non mi volto. Non mi viene nemmeno da piangere un po’. Sono davvero satura di questa esistenza ordinaria. Accendo il lettore cd e mi lascio cullare dalle note di “Sorvolando Eilat”, di Fiorella Mannoia. Questa canzone mi ricorda i paesaggi che si vedono sorvolando il Medio Oriente, Eilat o non Eilat.Peccato che sia il tramonto e, che arriveremo in piena notte. Dico arriveremo, perché ho conosciuto Loredana, durante l’imbarco. E’ una ragazza italiana e veterana del settore. Sarà lei a capo della sede distaccata di Sharm el Sheikh. A pelle, la trovo in gamba. Mi dispiace un po’ per lei, tuttavia. Insomma Sharm è come la nostra Rimini; ma proprio per questo lavori il triplo e ti riposi poco. Io sono fortunata invece: sarò al Cairo e ad Hurghada inizialmente. Questo significa che se una persona può coprire due città che distano 600 km l’una dall’altra, beh allora c’è proprio poco da fare. Lo dimostra anche il fatto che l’unico volo diretto a metà novembre atterra a Sharm. Io dovrò stare 2 giorni in “transito” – ovviamente con tanto di albergo pagato e vitto – e poi dovrò prendere un aliscafo per Hurghada. Neanche Fantozzi ai tempi d’oro, ha avuto tanta fortuna, penso tra me e me. Comunque va benissimo. Avrò modo di integrarmi meglio. Arriviamo all’aeroporto di Sharm in piena notte. Ci vengono a prendere e ci portano in un hotel semi costruito leggermente fuori città:entrando si legge Casablanca Resort *********.(Qualcuno ha esagerato con le stelle, secondo me). Loredana ed io veniamo sistemate in una cameretta pulita e verniciata di fresco. Lei è arrabbiata: le avevano promesso la camera singola ed invece le tocca dividere per 2 giorni con me la sua alcova. La informano che l’indomani si dovrà alzare alle 8 e dicono che anche io dovrò fare lo stesso. Speravo di dormire, invece niente. Dobbiamo andare a visitare un hotel di nome Albatross Beach, nella vecchia baia di Sharm, dove ci faranno un briefing. Non mi è ben chiaro come mai, se Loredana è il capo qui a Sharm ed io lo sarò nel versante Ovest del paese, ci debbano fare un briefing degli estranei. Preferisco, saggiamente, non contraddire l’ordine del giorno. L’indomani veniamo accolte dagli animatori del villaggio, le cui facce erano meno allegre di quelle presenti al corteo funebre di Lady Diana. Sono sempre più felice di non fermarmi a Sharm. Mi dicono che ad Hurghada e al Cairo la situazione è molto diversa. Lo staff della compagnia ha alloggi grandi e luminosi, vestiti puliti (?) e cibo tutti i giorni (??). Loredana ha un mancamento. Credo di capirla, poverina. Fingo un assoluto relax e mi addentro alla scoperta del villaggio. Bastano pochissimi passi per capire che, lo staff non è il solo ad essere depresso: i clienti sono messi peggio!Hanno delle facce che ricordano i lottatori di wrestling, e forse qualcuno ne ha anche le intenzioni… meglio non ostentare troppa sicurezza e, soprattutto, meglio nascondere la mia divisa!Già mi hanno dato la divisa da portare con me al Cairo. Non me la sono sentita di commentare, ma è davvero sbiadito il colore. La giornata trascorre lentissima ed ogni ora che passa, vedo Loredana sempre più sconvolta. Eppure mi sembrava tanto esperta: devo trovare il modo di indagare. L’occasione si presenta prima di coricarci la sera. Mi spiega che ha vissuto all’estero per tantissimi anni, ma solo ed esclusivamente a Palma de Mallorca, isola che, per forza di cose, ormai conosce benissimo. La domanda sorge spontanea, cara Loredana: “come mai a Sharm adesso?”. La povera Lory aveva litigato con il fidanzato spagnolo, e per fargliela pagare, si era fatta trasferire a Sharm. Inutile dire che, dopo un solo giorno , era già pentita e voleva ritornare a casa.Almeno era stata accorta ed aveva firmato per tre mesi di contratto. Io, donna di mondo, per sei. In realtà non dovevo andare a lavorare in Egitto nemmeno io; ma la vita ti porta dove devi arrivare… Tutto era cominciato per gioco a settembre, durante un viaggio di lavoro a Cuba. Entrai in confidenza con lo sponsor del viaggio e lo convinsi che a Cancun c’era bisogno di me. Era già da un po’ che pensavo di trasferirmi; ma solo quel giorno capii che ero davvero intenzionata a fare il grande passo. Stefano, lo sponsor, mi disse che avrebbe preso contatti con me una volta rientrati in Italia. E così fu. Andai a Milano e firmai un contratto per 1 anno a Cancun : sarei stata capo aerea in loco per un noto Tour Operator. Peccato che a rovinare i miei piani, sia sopraggiunto Floyd. Se vi state domandando colore degli occhi, colore dei capelli e sex appeal, sappiate che Floyd è niente poco di meno che il ciclone che ha distrutto i Caraibi nel 1999; facendo saltare i miei piani di conquista del mondo. La Compagnia, quindi mi aveva “ parcheggiata temporaneamente” in Egitto, rassicurandomi che la mia destinazione finale sarebbe stata nel Mar dei Caraibi, non appena tutto fosse stato nuovamente operativo ed agibile. Probabilmente anche per questa ragione, guardavo Loredana con compassione e pena. Da lì io me ne sarei andata ai Caraibi; mentre lei sarebbe tornata a casa disoccupata. Il secondo giorno a Sharm, è trascorso in fretta. Sono andata a comperare il biglietto dell’aliscafo. Mi incuriosisce terribilmente l’idea di questo “viaggio nel viaggio”. L’autista mi scarica a 500 mt dal porto, che mi dice essere rigorosamente militare. Avrò modo di ritrovare questa definizione durante la mia permanenza in Egitto e, persino di prendervi confidenza. Serve a poco spiegargli che ho 90 kg di valige al seguito. Ovviamente sono troppo intelligente per farmi fregare dai “porta borse”, i quali vogliono ben 3 Pounds[1] per trasportare il mio carico. Decido per l’autonomia. Ed anche in questa occasione ho avuto modo di ripensare a Fantozzi. Riesco a far rotolare i bagagli fino al primo check point. Mi viene chiesto di sollevarli e di metterli dentro ad un metal detector dalle sembianze gigantesche. Ovviamente non riesco. Chiedo aiuto: tutti ridono, nessuno alza un dito. Devo essere uno spettacolo molto divertente, perché anche quelli in fila dietro di me ridono compiaciuti. E, naturalmente, nessuno mi aiuta. A modo mio, riesco ad uscire da quel girone infernale. Attendo in una coda lunghissima ed entro dentro al terminal partenze, dove mi aspetta un macchinario infernale identico al precedente. Inutile dire che dovevo passare le valige sotto a questo ulteriore metal detector.(“…should we miss anything during the first check point , we get it straight on the second time[2]…”diceva, divertito, il poliziotto. A questo punto, signori, pagate almeno il biglietto per vedermi in preda ad un infarto, mentre tento di sollevare i miei 90kg di bagaglio! - penso tra me e me - Non so come, ma riesco anche questa volta a non soccombere e a passare il controllo. Vedo l’imbarcazione a meno di 100 mt. ..”Ormai è fatta”- penso. Errore! Non esiste servizio di carico /scarico bagagli. Devo auto-caricare le mie valige in una stiva, che prevede una sorta di lancio del peso, stile Olimpiadi. Tento senza risultato, ma soprattutto senza forze per effettuare nuovamente lo sforzo. Un ragazzo ha pietà di me e mi aiuta a caricare le valige. Si fa male ad un dito. Sanguina. Mi sento in colpa e, così per farmi “perdonare” gli offro una birra, giunti a bordo dell’aliscafo. Si chiama Vladimir ed è russo. E’un istruttore di immersioni free-lance. In pratica va dove serve un madrelingua russo. E’ gentile, ma schivo. Capisco che forse vuole un po’ di privacy e mi allontano. Chiamo Loredana per raccontarle della mia avventura navale. Ripensando all’incontro con Vladimir, qualche tempo dopo, direi che non era schivo; bensì schifato ed a quel punto, lo capivo. Ogni sentiero ha il suo tempo di percorrenza, no?Il viaggio è comodo e veloce. In sole due ore di traversata siamo ad Hurghada, la prima città turistica sorta sulle rive del Mar Rosso, nella parte più occidentale dell’Egitto. Ero stata circa quattro anni fa ad Hurghada in vacanza. Mi era piaciuta tutto sommato. Anche Nasser mi era piaciuto. Non il lago: l’egittologo. Ora che ci penso, Nasser parlava russo correntemente. Coincidenza? Avevo vissuto il mio amore platonico per questa guida, durante una vacanza con un’amica. Eravamo entrambe fidanzate, ma io ricordo aver detto :” …Cri, qui è talmente mistica l’atmosfera e , talmente forte quello che mi emoziona, che prima o poi ci tornerò”. In primis, devo smetterla di parlare, porta…male (come dire?)Mi domandavo se avrei mai rivisto Nasser. Inutile dirvi di no. Probabilmente era già sposato con una russa seducente e viveva davanti alla Piazza Rossa. Ad Hurghada l’odore dell’aria è familiare; mentre a Sharm questo no. Coincidenza anche questa? La prima cosa che noto è l’aria del paese che visito, proprio appena scendo dalla rampa dell’aereo. Mi piace farmi accarezzare dalla brezza africana serale.Di sera l’odore dell’aria ha una consistenza diversa: importante, sensuale e premonitrice. Al porto dovrei incontrare l’autista. Invece mi ritrovo un signore elegantissimo che mi carica su un’auto gigantesca e dalle finiture prettamente europee. Parla italiano perfettamente e si presenta come Dottor Magdi. Ha studiato e vissuto in Italia tantissimi anni. Parla proprio con l’accento romano. Mi fa sorridere. Se penso a Loredana, poverina…non farei cambio neanche morta. Il Dottore dice che stanno sistemando il mio futuro appartamento e che magari mi porta a visitare gli uffici operativi poi a cena. Dopodichè mi avverte: “…fai attenzione a due cose qui in Egitto: le rampe delle scale dove abbiamo gli uffici non hanno la ringhiera e si può cadere facilmente. Inoltre fai attenzione agli egiziani: sono tutti figli di buona donna. Se possono parlare male di un’europea lo fanno. Te lo dico io che sono nato qui.” Onestamente cosa fa più paura secondo voi:le rampe delle scale o il popolo egiziano? Oggi, sono ancora indecisa al riguardo. Guida fino alla palazzina degli uffici Albatross Tours.- tra me e me penso che sono qui da due giorni e, quasi tutto quello che mi circonda porta il nome del famoso volatile - Effettivamente non ci sono le ringhiere. Spuntano teste di uomini dalle porte del corridoio al nostro passaggio. Per un attimo ho il timore di finire nel pentolone dei cannibali. Passa tutto in un secondo. Il Dottor Magdi mi rassicura: “…poveretti sono dei bravi ragazzi, ma un po’ affamati”. (E pensare che mi ero tagliata i capelli a spazzola per non dare nell’occhio!) Entriamo negli uffici. Sono arredati in stile minimal, con qualche oggetto pacchianissimo e tipico di chi vuole ostentare un lusso davvero grezzo, quanto privo di finezza. Il Dottor Magdi si siede alla scrivania ed ordina due tè al “factotum”. Già in Egitto esiste questo personaggio che non ha un vero e proprio compito ma fa un po’ di tutto, antifurto compreso. Infatti Ahmed, così si chiama il ragazzo, dorme in una branda di tela nel corridoio dell’ufficio. Ahmed è muto. E’ nato così. Ha due occhi molto profondi, ma quando tenta di sorridere…beh, gli manca gran parte dei denti. Ci porta i due tè. Sono caldissimi e forti: senza limone né zucchero, in accordo con la vera tradizione egiziana. Sono affamata, ma ho intuito che qui si cena verso le 23. Sorseggio il tè con molta calma ed ascolto il briefing del Dottor Magdi. Da quanto ho capito luì è il socio maggioritario di questa agenzia corrispondente in loco, ma io dovrei essere il capo delle guide egiziane e dei ragazzi italiani. Solo che anche lui sarà un capo. Che strano, penso, due capi per lo stesso lavoro: non quadra la cosa. In quel momento entra un ragazzo alto e scuro di carnagione. Lo vedo aggirarsi negli uffici. E’ rasato ed ha due occhi scuri altrettanto profondi, che mettono imbarazzo solo a guardarli di sfuggita. Mi osserva senza proferire alcuna parola. Non mostra alcun cenno di espressione sul suo volto.Entra nello studio del Dottor Magdi. Scambiano qualche parola in arabo. Il Dottore mi dice, con tono formale, ma gioviale :” Simona ti presento la nostra migliore guida : si chiama Agala[3]. E’ laureato al Cairo in archeologia, e parla bene italiano.” Mi presento con altrettanta giovialità. E mi rendo conto che non ricordo il nome: sono passati pochi secondi ed ho già scordato il nome di un collega…Dannazione Simona! Lui mi scruta e sembra aver letto nella mia mente. Sorridendo, scandisce il suo nome :” A-ga-la,facile no?” e poi ride di gusto. Sorrido per non contrariarlo. Il Dottore sta urlando al telefono e non capisco nulla. Lancia le chiavi della sua auto al mio nuovo collega e capisco quanto basta per intuire che Agala mi accompagnerà a casa. Saluto il Dottore e scendo le scale, ricordandomi che sono “senza rampa”, appunto. Le solite teste sbucano dalle porte del pianerottolo. Saliamo in auto ed Agala inizia a ridere senza un motivo. Mi dice che non riesce a fingere oltre. Il suo nome è Mahmoud, ma lo chiamano tutti Mek. Agala vuole dire “finocchio” e lui è stato al gioco con il Dottore, ma adesso che andremo a cena, sarebbe imbarazzante farsi chiamare in pubblico così.Di tutto il suo monologo sui finocchi, ho capito certamente una cosa: sono in Egitto da 2 giorni ed ho imparato la mia prima parola in arabo. Come vuole la tradizione, ovviamente si tratta di una “ parolaccia”.Mek mi porta in una pizzeria vicino all’Acquario Marino. Mi guarda con questi occhi grandi ed intensi: mi piace e mi fa sentire sicura. In quel momento ripenso alle parole del Dottore:”…fare attenzione agli uomini egiziani…”. Rientro subito in me e cerco di rendermi anonima ai suoi occhi. Mek mi racconta delle proprie origini nubiane, della famiglia che vive a Luxor e, di come lui sia fiero di assomigliare a Ramsete. Faccio finta di capire perfettamente l’ultima parte del discorso; ma in cuor mio cerco di non complicarmi troppo la vita e, la prendo come una battuta egiziana simpatica. In realtà Mek era assolutamente serio al riguardo. Ci raggiunge un altro ragazzo: Samir, guida egittologo collega di Mek. Dentro di me ripensai nuovamente alla povera Loredana: sono circondata da ragazzi carini e gentili; mentre lei da bavosi sdentati ed arroganti. E’ brutto dirlo, ma godo del suo stato di necessità. Mi sento meglio, privilegiata e coccolata. Finito di cenare, i ragazzi mi accompagnano in albergo. Noto che lo stile di guida che ha Mek è lento ed incerto. – senza contare i fanali spenti di notte, come da prassi egiziana - Mi confessa che non ha mai preso la patente e va piano per evitare di essere fermato ad un check point dalla polizia. Io credo che Mek volesse semplicemente rasserenarmi. Non c’è riuscito tanto, a dire il vero.Finalmente giungiamo al Palma de Mirette - famoso resort 5* lusso - che per rendersi esclusivo ha pensato di costruire oltre 300 mt di stanze sul corallo vivo, cementificando la laguna. Mi dicono che non sono attesa e che pertanto, non possono fornirmi la camera. Spiego loro chi sono e che cosa farò dal giorno seguente. Mi sorridono con estrema gentilezza e calma, e poi passano a fare altro. In sostanza sono senza stanza. Dico a Mek che il Dottore mi aveva detto al porto di stare tranquilla perché stavano sistemando la mia stanza. Mek tenta di mediare, ma senza risultato. Se ne parla dal giorno successivo, dicono alla reception. Mek mi offre di dormire da lui e Samir, ma non la trovo una buona idea. Rivedo le rampe delle scale per un secondo.Passa un ragazzo in divisa. Mek lo ferma:è Roberto il capo villaggio. Mi offre ospitalità nella staff house, che è un vero disastro, ma se mi adatto ci sto. “Temporaneamente” – sottolineo io. Il receptionist sorride, ma sono certa che non ha capito nulla di quello che ho detto. Dopo circa un’ora di trattativa il mio viso è crucciato e rassegnato a dormire nella staff house. Finalmente appoggio le valige e torno nella hall per salutare entrambi. Samir sta andando via. Mek rimane. Beviamo un altro tè e parliamo . Mi legge dentro e non riesco ad impedirlo. E’ colto, sa un mondo di cose. Bevo dalla sua fonte della sapienza….Ho lo sguardo stanco e spento, forse anche deluso . E’ allora che Mek mi guarda e pronuncia in arabo una frase incomprensibile:“Gat elhazina tefrah ma lketlahash matrah “- e poi ne fa la traduzione- : “Una donna triste che trovi la felicità, deve anche trovare un altro posto”. In quel preciso istante capii che Mek stava parlando di me.
1 Pound = Lira Egiziana valuta correntemente in uso in Egitto
2
Se ci sfugge qualcosa al primo controllo, lo troviamo al secondo controllo”
3 Slang egiziano per definire gli omosessuali . Letteralmente “bicicletta senza sellino”.
...To be continued...
Un'irriverente racconto di vita vissuta, attraverso gli occhi di una non sempre troppo sprovveduta ragazza italiana, alle prese con la cultura islamica alla fine degli anni '90.Diversi episodi si intrecceranno sullo sfondo del crollo delle Torri Gemelle e dell'inizio del nuovo Millennio...il tutto , condito dall'immancabile ironia di Simona Mari.

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