SELEZIONE SLIDES
"AUSTRALIA ON THE ROAD 1992- 2005"
a cura di Simona M.
Culture dal Mondo, Viaggi, Arte, Teatro, Musica, Poesia e Bon Vivre
Se c’è un luogo dove meglio di qualunque altro si può cogliere l’esattezza e il fascino dell’appellativo “città bianca” attribuito a Lisbona, questo è Belém. Siamo nel quartiere più occidentale della città, grandioso e imperiale, vicino al fiume Tago dalle acque plumbee che giocano con i riflessi della luce solare. Il bagliore di una città che cambia colori a seconda del tempo è tutto concentrato in un fazzoletto di terra che, diviso dalla lunghissima Avenida de Brasilia, racchiude alcuni dei monumenti più prestigiosi della antica capitale imperiale, inseriti nella lista Unesco come Patrimonio dell'Umanità. Dal candore austero della Torre di Belèm – che letteralmente appare come una macchia di luce bianca sospesa sull’acqua – allo splendore manuelino del cinquecentesco Mosteiro dos Jerònimos e della sua chiesa di Santa Maria, al cospetto della magnifica Praça do Império con al centro la Fonte Luminosa, la fontana che in occasioni speciali risplende di luci colorate. Qui tutto è luce. Un chiarore diffuso tinge l’atmosfera di questa emblematica parte di Lisbona, divenuta il simbolo dell’epoca delle scoperte geografiche, l’“età dell’oro” della città. E’ dalle spiagge di Belém, infatti, che le navi di Vasco de Gama partirono alla scoperta della rotta per l’India, e a ricordarlo è il più recente Pedrão dos Descobrimentos (Monumento delle Scoperte), innalzato nel 1960 in omaggio ai navigatori portoghesi più importanti. Negli spazi aperti che lasciano scorrere la brezza marina, anzi oceanica, nell’aria, si respira tutta la grandezza dell’antico impero e di una città con mille anni di storia alle spalle che guarda al futuro giocando le carte della cultura e dell’avanguardia artistica e architettonica. Anche se la Lisbona avveniristica ruota attorno al moderno Parque das Nações (il Parco delle Nazioni nato nel 1998 come sito per l’Expo), anche Bélem ha il suo cuore moderno che batte, più vivo che mai, nell’omonimo Centro Culturale, noto con la sigla CCB (Centro Cultural de Belém).
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